
Giulia. Ragazza ventunenne sensibile e sognatrice, un po' ingenua, studentessa a Torino all'Università di Scienze Biologiche, frequentante il curricola di Biologia Vegetale. Mente un po' complessata, frutto dei perenni sogni (a occhi chiusi o aperti, non importa) e del troppo tempo libero che impiego leggendo e pensando. Innamorata dell'Amore perfetto, alla ricerca spasmodica dell'artista per eccellenza, allegra quando c'è da essere felici, triste quando le giornate si fanno perennemente grigie. Paranoica fino all'ossessivo, tendente al razionale, ma prigioniera del cuore. Musica&Birra-dipendente, con tanta voglia di divertirsi e volare leggera, senza legami perenni, né promesse da mantenere. Persona divisa da più sfaccettature completamente diverse, confini netti che non segnano una sola personalità distiguibile.
Venezia. Perchè sono tornata da questa città con qualcosa dentro di immenso. Perchè mi ha dato tanto. Perchè forse nel sangue ho davvero qualcosa che mi rimanda a vagare tra i campielli, scorgendo qualche piccolo scorcio di silenzio.
Stavo sul ponte poco tempo fa nella bruma notte. Di lontano giungeva un canto: gocce dorate scorrevano sulla superficie tremante. Gondole, luci, musica – ebbre si perdevano nel crepuscolo. La mia anima, un suono di violino, a sé cantava, toccata da dita invisibili, segretamente, un canto di gondolieri, tremando di felicità multicolore. L’ha udita qualcuno…?
(Friederich Nietzsche)
Apocalyptica - Farewell
Questo è il pezzo che più adoro. Quello delle emozioni. Non c'è altro da aggiungere.
Amo la musica, senza la quale non potrei passare una giornata, in particolare gli Apocalyptica, gruppo che ha aperto una nuova era nella mia vita, coloro che segnano, coi loro pezzi, i momenti più belli della mia vita e, perchè no?, fanno da sfondo anche a quelli più brutti. Amo l'amore, sogno di incontrare il Nobu dell'occasione, il principe azzurro di tutte le fiabe. Amo leggere, nutrirmi di sensazioni altrui e scoprirle anche un po' mie, ci sono libri che non mi lasciano nulla, libri che mi lasciano qualcosa e libri che sento totalmente miei, come "Il libro dell'inquietudine" di F. Pessoa e "Il notturno" di G. D'Annunzio. Amo le poesie e i versi in generale, come le parole delle canzoni o le piccole nenie goticheggianti. Adoro Perttu, la mia Morte, e averlo visto due volte non ha fatto che aumentare la mia mania per lui. Adoro Nana, il manga, l'anime, ma anche la Fede, diavolessa tentatrice, che mi ha fatto conoscere questo mondo di Ai Yazawa. Amo le emozioni e le sensazioni, uniche valvole che vale la pena di vivere a fondo, nettare dell'anima, che scaturiscono da dentro e risultano troppo spesso troppo difficili da mettere per iscritto. Amo i paesaggi incantati, le radure verdastri, le paludi acquitrinose, i castelli tra la nebbia, i campi grigi d'autunno, i girasoli in estate, le vallate verdi e azzurre, il manto candido della neve, lo scintillio delle onde al largo, i piccoli borghi medioevali, gli scorci nascosti. Amo quasi tutti gli animali, mi affeziono facilmente a loro e adoro in particolare le mie due gattine Lennia e Noisette, per cui ho un attaccamento quasi morboso, cercandole di tanto in tanto per coccolarle e giocare. Adoro le piante strane, i gingko biloba o i gigli martogone, i piccoli fiori come mughetti o bucaneve, il loto, fiore dell'oblio che prospera negli stagni della mia mente, le azalee e i rododendri, rigogliosi nei giardini di Lunaredhel. Amo divertirmi, uscire, andare a feste, a patto che ci siano poche persone irritanti, cosa che non accade mai, purtroppo. Amo Torino, magica e misteriosa, esoterica e alchemica, con le sue piazze lastricate e i palazzi liberty, i piccoli negozietti nascosti, il cielo terso col vento e la guglia della Mole. Adoro il gotico romantico, dai vestiti ai disegni di Victoria Frances ai racconti dell'Ottocento. Amo il pianoforte, specie se suonato in una chiesetta sconsacrata, col suo riverbero macabro; e amo i violoncelli, dal suono straziante e dalla forma sinuosa. Adoro le persone un po' riservate, che non hanno bisogno di tutta l'attenzione di tutti, che rimangono un po' in disparte e per questo acquistano molta più curiosità ai miei occhi.
Odio questo mondo ipocrita e incoerente, abitato da persone che si fanno solo i fatti loro, dopo aver dispensato tante belle parole. Odio i (falsi) buonisti delle varie associazioni sociali. Detesto le persone iper-vittime, che si crogiolano nel loro dolore, senza voler rendersi conto della fortuna che hanno attorno. Odio le persone che urlano, che necessitano perenemmente di essere al centro dell'attenzione. Odio coloro che devono essere per forza amici di tutti e qui potrei aprire una parentesi immensa. Odio i complimenti, perchè mi sanno sempre di falsi. Odio il fatto che le persone non si comportano mai come vorresti ("anche se piangi..o gridi..o ti aggrappi a loro."). Odio essere presa in giro in maniera sottile e subdola, quando non si capisce se è uno scherzo o meno. Odio chi ha tutto pur senza meritarselo, la Reira di turno, insomma. Odio non avere la mia libertà e non essere il più possibile indipendente. Odio la moda emo, nata da un'innocua schiera di bands locali e sfociata in masse di ragazzine/i depressi, che si tagliano, che si credono tanto alternativi, quando invece sono solo dei buffoni (e comunque un emo che non si suicida è un poser..). Odio le discoteche, con i loro suoni martellanti e la droga che gira (chissà perchè ai festival rock ci sono controlli ovunque, i sabati sera fuori dalla discoteca spacciano e non beccano mai nessuno...). Odio la droga, arma devastatrice per suicidi dell'anima. Odio chi non rispetta la dignità degli animali e i diritti dell'uomo. Odio la Chiesa che vuole imporre il suo credo anche in faccende che non la riguardano (come possono parlare di aborto loro che non avranno mai figli?). Odio l'ingiustizia e i privilegi.
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Condominio notturno decadente
Corvina
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Death Penality
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Il teatro degli sfoghi
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La palude S†igia
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Words: "Passover" by Joy Division
La barca si destreggiava lenta sulle acque acquitrinose dell’Acheronte. A malapena si riuscivano a scorgere le sponde, tra l’aria umida e i fumi densi che la risalivano fiacchi e tortuosi. Il livido nocchiero stava a prua, ingobbito e nascosto nel suo lurido mantello, appariva vecchio e stanco, non usava nemmeno più guardare in faccia le anime che era ormai solito accompagnare da una riva all’altra del fiume infernale. Stava silenzioso, muovendo il lungo remo con fare abitudinario, senza sprecare più energie del necessario, come un automa che da secoli non compie altri movimenti.
Quella notte tarda, sulla barca, vi era solo lei. Gli occhi si muovevano curiosi a destra e a manca, senza scorgere pressoché nulla, oltre al gelido buio qua e là rischiarato da luci provenienti da fuochi lontani. Lo sciabordare delle acque era l’unico rumore che risuonava in quella che all’apparenza non era altro che una spelonca lontana nel tempo. Annoiata e stanca, la dama provò ad avvicinarsi al nocchiero, il quale non diede segno di aver notato nessuno, come un autista che nella notte fonda conclude la sua corsa, senza voltarsi indietro.
<<Mi scusi, mi saprebbe dire quanto manca…?>>
Il vecchio non aprì bocca, si limitò ad allungare goffamente un braccio, indicando davanti a sé, in mezzo al buio con le lunghe dita magre e nodose; la dama provò a scorgere qualcosa in quella direzione, ma non notò alcunché, oltre alla bruma spessa che attanagliava le rocce irte e scure. Era chiaro che il nocchiero non era intenzionato a fare conversazione, quindi si mise a braccia conserte ad attendere di toccare quella che tutti descrivono come l’Ultima Riva.
Dalle livide acque sembrava fuoriuscire un vento tenue, ma gelido, che sembrava entrarle nelle ossa, nonostante il pesante mantello che la ricopriva e portava con sé un vago senso di sonnolenza. Se ne stava stretta al suo manto nero, socchiudendo gli occhi pesanti, risollevando di tanto in tanto il volto alla ricerca di un accenno della riva, ma nulla.
Ad un certo punto un lieve sbatacchiare della barca sui lati, la risvegliò di colpo dal leggero dormiveglia che l’aveva colta, e si accorse che dalla nebbia sbucavano dei pali di legno scuro e che si stavano accostando ad un piccolo molo. La barca si fermo, strisciando con la parte inferiore su un fondo di ghiaia che scricchiolava sul legno. La dama si alzò di fretta, facendo ondeggiare la piccola imbarcazione e scese sul vecchio pontile, mentre il Nocchiero accatastava in malo modo le borse che si era portata con sé. Si guardava attorno e ancora continuava a vedere solo grigio e nebbia, una notte buia senza stelle, né riflesso della Luna, fu così ancora costretta a rivolgersi al Nocchiero.
<<Mi sa dire come potrei trovare la strada per il Palazzo d’Inferno?>>
Il vecchio alzò finalmente il viso, per guardare in faccia la dama, un guizzo negli occhi.
<<Il…Palazzo d’Inferno, dite…?>>
Iniziò a farfugliare, poi, sempre indicando con il magro dito, parlò con una voce profonda e roca, accarezzandosi la lunga barba bianca.
<<Si avvii verso quell’insenatura, da lì la strada si formerà ai vostri passi..>>
Lei guardò verso il buio, dove l’Acheronte formava onde irruente, che sbattevano forte sugli scogli e raccolse le borse, con sguardo perplesso si volse verso il Nocchiero per ringraziare, ma questo aveva già girato la barca e stava tornando sulla riva luminosa del fiume, scomparendo in fretta tra la caligine.
[…continua.]
sognato da theGeKo
Categories: notte, palazzo, inferno, dama
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“[…]Scattering flowers washed down by the rain.”
(Joy Division, “The eternal”)
Nella notte il vicolo brillava umido, riflettendo il giallo caldo dei vecchi lampioncini appollaiati ai muri. Pioveva. Ma di quella pioggia muta e polverosa, che sembra fermare il tempo, che incorniciava la via in una vecchia fotografia dai contorni ingialliti e sfocati di nebbia. La notte era inoltrata e vuota, le strade desolate, solo lontano si poteva ancora udire il frastuono del locale vicino, canzoni ovattate e obliate dal muro di pioggia leggera. Due persone appoggiate al muro di pietra inumidita si stagliano nere nella luce soffusa, nessuna parola a rompere la magia di quella sera, negli occhi solo il riflesso di altri occhi. E basta un bacio a far vibrare nel cielo notturno farfalle blu, che come fuochi d’artificio si inseguono nel buio, tra note di pianoforte che suonano un vecchio jazz. E abbracciati se ne stanno stretti, per riuscire a colmare tutto il vuoto portato dietro da una vita inutile, aggrappati all’unico senso, come un soldato che alla sua patria non può offrire altro, se non la sua vita. Un fiore bianco, solo e fradicio, all’angolo della via, chino sul marciapiede, appesantito dalla pioggia, osservava triste e morente quel silenzio saturo di echi che s’innalzano dal profondo del cuore, dove si annidano fantasmi indelebili…forse dentro quel fiore c’è ancora un po’ di noi...
sognato da theGeKo
Categories: citazioni, musica, ricordi, passato, notte, farfalle, schizzo
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Simulacri del passato troneggiano ad occhi aperti, seguendo i miei movimenti. Viaggio veloce, per non dover soffermarmi sulle piccole, inutili, morti che non voglio conoscere. Amo il mio stare vicina a me stessa, per cercare di conoscermi un po' di più, dovrei uscire una sera, per fare due chiacchiere con ciò che ancora mi sfugge. E mi agito al pensiero, lacrime agli occhi, mentre il campanile già suona le 4 del mattino. Viaggio veloce per scappare da tutti, me ne rendo conto, non preoccupatevi se finirò per morirne, so solo farmi del male. Alla ricerca di quella brezza di Marzo, primavera dell'anima...ah già...l'anima...non l'ho forse già persa...? Non leggere. Non leggere ciò che non mi ricordo di aver scritto, egoisticamente crogiolata nel mio dolore di sempre. Noi eravamo stranieri e pioveva sul nostro cammino. Mi chiamano, continuano a chiamarmi, come l'eco di uno stillicidio disordinato di valium. Lasciami in pace. Lasciatemi in pace. Sopravviverò a furia di riascoltare "The eternal" in uno spasmodico suono epilettico di una voce morta da decenni. Non vorrei realmente afferrare la tua mano, lo faccio per debolezza. Non voglio farti del male. So che partirai ed io starò qui ad aspettare il tuo ritorno, se ci sarà un tuo ritorno. Vai, prima che il mio egoismo mi faccia trovare il coraggio di chiederti di restare, di non abbandonarmi. Starò sempre qui, sul mio albero, con le gambe a penzoloni...
sognato da theGeKo
Categories: nonsense, notte, schizzo
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Vorrei starmene in una stanza immensa, un salone largo e lungo, circondato da spesse tende bordeaux e ammorbidito da una spessa moquette color del sangue. Il resto nero. Mobilio semplice, ma raffinato, appostato sui muri, in secondo piano, come uditori all’ultima replica dell’ultimo spettacolo. Guarderei da fuori questa stanza, buia, tranne nel mezzo, dove una tenue luce giallina, data da una candelabro a 9 bracci, illumina un lungo pianoforte a coda, lucidato a puntino, da riflettere le ombre. Indosserei un lungo abito bordeaux, di soffice velluto, dalla lunga gonna leggermente scampanata e il corpetto legato da stretti lacci neri su uno scollo largo, da scoprire le spalle. Camminerei scalza sulla moquette, in leggeri passettini da geisha di Kyoto, coi riccioli che scendono per una volta dolci sulle spalle, muovendosi leggeri come onde sinuose. Mi apposterei dietro il pianoforte, appoggiando sui tasti le piccole dita, nascoste dalle lunghe maniche appuntite. E rimarrei in silenzio, a contare e ricontare i tasti, bianchi o neri che siano. E di tanto in tanto ne premerei uno, solo per il gusto di sentire la sua nota echeggiare per la stanza vuota, fino a quando anche l’ultima onda sonora non venga interrotta dall’aria. E piano piano noterei come la luce si rischiari sempre più, cangiando le sottili nubi appostate sulle colline ad Est. Solo un momento prima dell’alba irromperei nel silenzio mattutino in accordi stonati e dissonanze, creati da dita che corrono a caso sui tasti, come fosse l’ultima loro ragione di vita. Richiuderei il pianoforte e mi avvierei ai piani alti, per un lungo sonno conciliato dal cinguettare dei passeri. E il pianoforte lì, ad aspettare il mio prossimo risveglio.
** Colgo l’occasione per ringraziare Sara per lo splendido pensiero, una calamita con una farfalla oscura (viola e nera), di cui volevo postare la foto, ma purtroppo l’ho lasciata a Torino…rimedierò il prima possibile…inoltre…mi spiace per il ginocchio, piccola… =( Ci vediamo prestissimo e, appena potrai, andiamo a fare due salti al Transilvania o al Faster…ok?! =)
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Categories: due parole, notte, palazzo
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Sotto la calda coperta di questa notte buia, solo lo sciabordare tranquillo delle acque calme di questo lago nero e obliato. Piccoli rivoli d'acqua per lo più stagnante a bagnare quel lembo in più di terra scura. E questa strana pioggia priva di umidità, che lenta si lascia cullare dalla brezza e piano piano crolla fino al suolo, nel suo strano oscillare al vento, cercando di non darsi vinta alla forza di gravità. Cenere. Grigia e inconsistente. Chiara e splendente in mezzo al buio di una notte senza Luna. Leggeri schizzi di inchiostro ancora si possono intravedere sulla carta meno rovinata dal fuoco e dal caldo. Zampilli rosso cremisi, vergati con una vecchia ed elegante calligrafia. Lettere, nomi, frasi ormai distrutte e perse per sempre, che piano piano si depositano sul fondo di questo lago ai confini del tempo e dello spazio materiale. Avrà ancora un senso il loro significato...?
sognato da theGeKo
Categories: notte, luna
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E vorrei essere una Luna, per poter correre ogni Notte attorno al mondo, girare e confondermi, eclissarmi e scomparire. Brulicare nel buio, con gli occhi bendati e non guardare in faccia nessuno. Passare inosservata e indifferente tra i volti della gente, raccogliere qualche affetto e portar via qualche rancore. E vorrei essere una Luna, per poter danzare attorno ad un faro, che con la sua lanterna illumina ad intermittenza questo vasto mare nero, crendo onde di luce, che brillano ai miei piedi. E vorrei crescere tutto di un colpo, per poi tornare bambina, una continua altalena di momenti e ricordi. E vorrei ancora baluginare fugacemente nella mente di chi non ce la fa più e di chi ce la fa troppo. Invertire gli schemi, rovesciarli, giocare come una bambina con i Lego. E vorrei tirare i fili di tutte queste marionette che si muovono indifferenti e incuranti, poterli muovere verso una nuova dimensione, che non abbia nulla di reale, ma che possa servire ad aprire gli occhi. E vorrei essere una Luna, diafana, notturna, incostante e romantica. Vorrei essere nuova, entrare nei ricordi per essere dimenticata subito, un nulla che viene e va, senza pensieri, inconsistente e fatua. Vuota dai pensieri e priva di sentimenti, protetta e invalicabile. Planando lenta sopra la testa di tutti, senza farmi toccare e quindi soffrire. E puntare dritto, lungo la mia strada, smettendola di guardarmi indietro.
sognato da theGeKo
Categories: notte, luna
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10 agosto. San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Magica notte. Molto probabilmente quest'anno la trascorro da sola, il che non è il massimo, ma è anche vero che ho bisogno di restare un po' per fatti miei.
Adoro le stelle. Forse perchè sono sempre lì, girano all'infinito per tornare sempre sui loro passi. E non ci abbandonano mai, sempre pronte a brillare un pochino di più, per farsi notare, per farci sorridere e sognare. E le stelle cadenti...angeli che si lanciano nel vuoto, che saltano nel buio per poterci prendere per mano e farci sentire un po' meno soli. No, non siamo gli unici che cadiamo.
Auguri a tutti i Lorenzo...e che i vostri desideri siano avverati...

sognato da theGeKo
Categories: foto, stelle, notte
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È il tempo che ogni fiore sul suo stelo
esala, vibrante turibolo, il suo incenso;
suoni e odori volteggiano nell’aria della sera,
valzer malinconico e scosceso languore!
Esala ogni fiore, turibolo, il suo incenso;
freme un violino come un cuore affranto;
valzer malinconico e scosceso languore!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare.
Freme un violino come un cuore affranto
che tenero odia il nulla vasto e nero!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare;
coagula il sangue che ha annegato il sole.
Un cuore che odia il nulla vasto e nero
compone le spoglie del passato di luce!
Coagula il sangue che ha annegato il sole…
Come un ostensorio splende in me il tuo ricordo!
“Armonia della sera”, Charles Baudelaire.
Stasera sono uscita 5 minuti sulla terrazza. Non so spiegare il perché, ma la porta era aperta, si smuovevano appena le tende e il buio fuori mi incuriosiva tantissimo con il suo manto profumato. Fuori c’era appena una leggera brezza calda, il cielo terso, a parte qualche piccolo sbuffo grigio chiaro di nuvole quasi inconsistenti e morbide come zucchero filato, le stelle a brillare ferocemente, attendevano la mia mano di bambina a unire i punti in tratti fantasiosi e la luna, come una mamma affacciata ad una finestra, stava appesa lassù a guardarmi in quel giardino di sua proprietà con sguardo distaccato e remoto. Ho inspirato profondamente più volte, godendomi l’aria calda, leggermente umida e come un lampo è tornata in me quella sensazione d'estate, attesa trepidamente in alcuni momenti e sperata lontanissima in altri. Mi son seduta per terra, nel buio, senza alcuna luce se non quella argentea della luna, la schiena appoggiata al muro e la piccola Noisette a girarmi intorno alla gambe, strusciando la testa sulle mie ginocchia, mordendomi e leccandomi le dita della mano. Tenera quando fa così. Con il suo nasino nocciola e gli occhioni grandi-grandi. Piccola musa di inutili poesie perse al vento. Ed è in sere come queste che mi sembra di sentir da lontano un suono confuso, come una lunga nota, eterna forse, dolce, ipnotica, crescente in un turbine di onde e stelle, un ricordo che risale in superficie come un’alga morta. E mi ricorda “un vecchio jazz o un blues che si scontrano con The Eternal, dei Joy Division”. Bello il cielo, bello e triste. Così immenso da poter contenere i ricordi e le sensazioni di tutti. Così omogeneo da accettare gli ideali più diversi e i pensieri di tutte le genti. E sta sempre lì, a girarci attorno, ascoltandoci e non stancandosi mai delle lunghe lamentele, dei desideri, dei capricci e di tutto quello che continuiamo a chiedergli. E…sì, lo ammetto, col capo chino, vergognandomi un po’, ma mi piacerebbe che, questa sera, a guardare le stelle al mio fianco, ci fosse qualcuno di veramente importante. Invece nulla, il vuoto, solo una coda di gatto che scappa all’interno…
sognato da theGeKo
Categories: citazioni, tristezza, notte, dolcezza
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Stupenda sera, questa. Sera chiara, sera fresca, sera azzurra, sera mia. E questa notte sarà ancora più bella. Notte scura, notte buia, notte nera, notte intervallata da stelle e pensieri. Notte ancora più mia. Notte da non dormire, notte da passare seduta sul davanzale a sorridere come un’ebete alla luna. Notte rischiarata, notte di note, notte musicata. Notte di lucciole e grilli, notte d’estate alle porte. Notte mia, ancora più mia, sempre più mia. Notte tra le strade ciottolate, notte sotto i lampioni gialli, notte sperata. Notte a pensare a te, notte a sorridere al tuo ego immaginario. Notte che suona di pianoforte e sorrisi. Notte da non far rumore, notte da abbracciarsi le ginocchia, notte da baciare la tua foto di nascosto. Notte profumata di rose rosse e nere, notte di loti incantati. Notte di Dreams of sanity, notte di puffragole, notte di assenzio. E ancora notte, notte sempre qui, notte e ancora ti penso, notte e camminare con Titta a ridere. Notte senza preoccupazioni, notte e domani si ricomincia, notte di sospiri lenti. Notte da piangere, notte da pregare, notte disperata. Notte sul mare immaginario, notte e quella spiaggia finissima, notte vista dall’alto di un faro, notte illuminata ad intermittenza dalla lanterna. Notte sperata, notte ricercata, notte come solo io vorrei, notte sognata a occhi aperti, notte mia, solo mia.
…non rubatemi la mia Notte.
sognato da theGeKo
Categories: nonsense, tristezza, notte, dolcezza
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Giovani menti di costa, amanti di ritmi notturni ed emozioni sottospirito. La notte può finire da un momento all’altro. Il giorno sarà troppo impietoso con le nostre facce sconvolte dal trucco disfatto e la donna di chiesa avrà sguardi cattivi, troppo cattivi per noi che in fondo viviamo come le stelle in un mondo buio e lontano.
Da piccola mi sembrava magico attraversare la notte aspettando il sole. Poi baby amfetamina ha fatto volare la luna fino al sole e io tutte quelle ore sveglia sul terrazzo guardavo la luce avanzare e sentivo la sveglia di mia madre e poi la macchina del tipo di fianco pronto per le otto ore in fabbrica.
È buffo ritrovarsi alle nove a far colazione con i tacchi alti e la testa piena di musica, seduta a fianco di qualche signorinella regular profumata di Kenzo appena scesa dal letto. Passeggiare alle sette in viale Cecca quando ancora è tutto chiuso e ancora non sono scese sul campo di battaglia certe facce da cazzo, e allora il viale sembra deserto e ci sono solo gli spazzini che fumano e bestemmiano per storie di calcio.
Ascoltare il silenzio di certi vialetti addormentati e il flash di uno stereo nottambulo che urla ritmi frenetici violentando il puro di certe mattine acerbe. Vivere di notte, quando le menti adulte si ritirano nel sonno. Possedere il buio e deciderne il ritmo.
“Fluo”, Isabella Santacroce. Ritratto di una gioventù che vive di notte, sulle rive Riccionesi, un luogo abitato da un mondo parallelo fatto di amfetamine, un mondo che rifugge la “normalità”. Un’esistenza accelerata, dissipatoria, talora irresponsabile, trasgressiva e sognatrice. Esagerata. Ecco, sì, secondo me è esagerata, per come la descrive. Adoro il suo modo di scrivere allucinato, contorto e contaminato, ma reputo troppo gonfiata la voglia di scrivere di adolescenti che si bruciano in una sola notte. Insomma, anche io adoro vivere di notte, girare per locali, bere, divertirmi, ma come sono io non corrisponde per nulla a Starlet, la protagonista. Non è così che ci si riduce, anche se sei fottutamente una dark lady. Anzi. E questo mi fa incazzare ancora di più di chi critica quelli come me. Nonostante tutto questo, nei libri della Santacroce, adoro quei pezzi di totale estasi, in cui, senza rendertene conto, trovi per iscritto tutti quei pensieri che ti sono balenati nella mente per anni, ma non sei mai riuscito a tirar fuori. Frasi, parole e vaneggiamenti da inquadrare. E anche questo pezzo lo trovo bellissimo. Mi ricorda tutte quelle volte che ho aspettato il sole per andare a dormire...
sognato da theGeKo
Categories: citazioni, notte
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