
Giulia. Ragazza ventunenne sensibile e sognatrice, un po' ingenua, studentessa a Torino all'Università di Scienze Biologiche, frequentante il curricola di Biologia Vegetale. Mente un po' complessata, frutto dei perenni sogni (a occhi chiusi o aperti, non importa) e del troppo tempo libero che impiego leggendo e pensando. Innamorata dell'Amore perfetto, alla ricerca spasmodica dell'artista per eccellenza, allegra quando c'è da essere felici, triste quando le giornate si fanno perennemente grigie. Paranoica fino all'ossessivo, tendente al razionale, ma prigioniera del cuore. Musica&Birra-dipendente, con tanta voglia di divertirsi e volare leggera, senza legami perenni, né promesse da mantenere. Persona divisa da più sfaccettature completamente diverse, confini netti che non segnano una sola personalità distiguibile.
Venezia. Perchè sono tornata da questa città con qualcosa dentro di immenso. Perchè mi ha dato tanto. Perchè forse nel sangue ho davvero qualcosa che mi rimanda a vagare tra i campielli, scorgendo qualche piccolo scorcio di silenzio.
Stavo sul ponte poco tempo fa nella bruma notte. Di lontano giungeva un canto: gocce dorate scorrevano sulla superficie tremante. Gondole, luci, musica – ebbre si perdevano nel crepuscolo. La mia anima, un suono di violino, a sé cantava, toccata da dita invisibili, segretamente, un canto di gondolieri, tremando di felicità multicolore. L’ha udita qualcuno…?
(Friederich Nietzsche)
Apocalyptica - Farewell
Questo è il pezzo che più adoro. Quello delle emozioni. Non c'è altro da aggiungere.
Amo la musica, senza la quale non potrei passare una giornata, in particolare gli Apocalyptica, gruppo che ha aperto una nuova era nella mia vita, coloro che segnano, coi loro pezzi, i momenti più belli della mia vita e, perchè no?, fanno da sfondo anche a quelli più brutti. Amo l'amore, sogno di incontrare il Nobu dell'occasione, il principe azzurro di tutte le fiabe. Amo leggere, nutrirmi di sensazioni altrui e scoprirle anche un po' mie, ci sono libri che non mi lasciano nulla, libri che mi lasciano qualcosa e libri che sento totalmente miei, come "Il libro dell'inquietudine" di F. Pessoa e "Il notturno" di G. D'Annunzio. Amo le poesie e i versi in generale, come le parole delle canzoni o le piccole nenie goticheggianti. Adoro Perttu, la mia Morte, e averlo visto due volte non ha fatto che aumentare la mia mania per lui. Adoro Nana, il manga, l'anime, ma anche la Fede, diavolessa tentatrice, che mi ha fatto conoscere questo mondo di Ai Yazawa. Amo le emozioni e le sensazioni, uniche valvole che vale la pena di vivere a fondo, nettare dell'anima, che scaturiscono da dentro e risultano troppo spesso troppo difficili da mettere per iscritto. Amo i paesaggi incantati, le radure verdastri, le paludi acquitrinose, i castelli tra la nebbia, i campi grigi d'autunno, i girasoli in estate, le vallate verdi e azzurre, il manto candido della neve, lo scintillio delle onde al largo, i piccoli borghi medioevali, gli scorci nascosti. Amo quasi tutti gli animali, mi affeziono facilmente a loro e adoro in particolare le mie due gattine Lennia e Noisette, per cui ho un attaccamento quasi morboso, cercandole di tanto in tanto per coccolarle e giocare. Adoro le piante strane, i gingko biloba o i gigli martogone, i piccoli fiori come mughetti o bucaneve, il loto, fiore dell'oblio che prospera negli stagni della mia mente, le azalee e i rododendri, rigogliosi nei giardini di Lunaredhel. Amo divertirmi, uscire, andare a feste, a patto che ci siano poche persone irritanti, cosa che non accade mai, purtroppo. Amo Torino, magica e misteriosa, esoterica e alchemica, con le sue piazze lastricate e i palazzi liberty, i piccoli negozietti nascosti, il cielo terso col vento e la guglia della Mole. Adoro il gotico romantico, dai vestiti ai disegni di Victoria Frances ai racconti dell'Ottocento. Amo il pianoforte, specie se suonato in una chiesetta sconsacrata, col suo riverbero macabro; e amo i violoncelli, dal suono straziante e dalla forma sinuosa. Adoro le persone un po' riservate, che non hanno bisogno di tutta l'attenzione di tutti, che rimangono un po' in disparte e per questo acquistano molta più curiosità ai miei occhi.
Odio questo mondo ipocrita e incoerente, abitato da persone che si fanno solo i fatti loro, dopo aver dispensato tante belle parole. Odio i (falsi) buonisti delle varie associazioni sociali. Detesto le persone iper-vittime, che si crogiolano nel loro dolore, senza voler rendersi conto della fortuna che hanno attorno. Odio le persone che urlano, che necessitano perenemmente di essere al centro dell'attenzione. Odio coloro che devono essere per forza amici di tutti e qui potrei aprire una parentesi immensa. Odio i complimenti, perchè mi sanno sempre di falsi. Odio il fatto che le persone non si comportano mai come vorresti ("anche se piangi..o gridi..o ti aggrappi a loro."). Odio essere presa in giro in maniera sottile e subdola, quando non si capisce se è uno scherzo o meno. Odio chi ha tutto pur senza meritarselo, la Reira di turno, insomma. Odio non avere la mia libertà e non essere il più possibile indipendente. Odio la moda emo, nata da un'innocua schiera di bands locali e sfociata in masse di ragazzine/i depressi, che si tagliano, che si credono tanto alternativi, quando invece sono solo dei buffoni (e comunque un emo che non si suicida è un poser..). Odio le discoteche, con i loro suoni martellanti e la droga che gira (chissà perchè ai festival rock ci sono controlli ovunque, i sabati sera fuori dalla discoteca spacciano e non beccano mai nessuno...). Odio la droga, arma devastatrice per suicidi dell'anima. Odio chi non rispetta la dignità degli animali e i diritti dell'uomo. Odio la Chiesa che vuole imporre il suo credo anche in faccende che non la riguardano (come possono parlare di aborto loro che non avranno mai figli?). Odio l'ingiustizia e i privilegi.
†he DSide
Condominio notturno decadente
Corvina
Dark angel
Dark beat
Dark light
Dark roses
Darklymph
Death Penality
Drops of Memory
EdEra ~ SecrecySoul
Il BioBlog
Il covo del vampiro
Il santuario del dolore
Il teatro degli sfoghi
Ilaria
La Crip†a
La palude S†igia
Lady of broken dreams
Lascia†eVi mordere.. :[
Leliel
Lost angel
Lovely pain
Lunestelle
Maia Desnuda
Nuvola distratta
Oscuri deliri notturni
Principessa dei Rovi
Rebel Inside
Rock'n'Roll passion
Romantik Girl
Sad dreams
SuxSkunky
The guardian of the dark
The snake charmer
TramaafonA
Vivere nell'oscuritÃ
amore
angeli
apocalisse
auguri
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citazioni
comunicazione
concerto
creazioni
dama
diario
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Words: "Passover" by Joy Division
Ubriaca notte di spasmodiche sensazioni, nell’alba di domani spunterà un nuovo fiore del male. Guardatelo sbocciare, petalo dopo petalo, inondando del suo inebriante profumo questo cimitero senza lapidi, colmo di storie nere da raccontare. E come un giunco, si piegherà sotto il peso della propria corolla, addossandosi alla sabbia sul bagnasciuga, alla ricerca dell’onda che lo disseterà. Strappato e violato, portato alla deriva, come una bottiglia contenente un messaggio, un sogno che ancora non è stato sradicato dal suo cassetto. Vagando giorno e notte, senza rendersi conto del passare del tempo, con una sola domanda…riuscirà quella candela ad accendersi al prossimo soffio di vento? E nessun lume, nessun faro, nessuna salvezza, a tendergli una mano e portarlo con sé.
sognato da theGeKo
Categories: creazioni
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La nebbia copriva il paese come un manto di spine grigie e appuntite, mentre anche l’ultimo rintocco del campanile andava spegnendosi, rimbalzando tra i vecchi muri medioevali del ricetto. Barriere di pietra, di fumo e di tempo. Le strette vie ciottolate erano ammantate ai bordi da una leggera foschia quasi bianca, pungente sulla pelle, dove sembrava lasciasse segno del proprio passaggio e ne ammorbidiva gli angoli, come una vecchia fotografia sfuocata. Le sporadiche fiaccole, appese sui muri agli angoli delle strade, stentavano a dar colore e calore in quel tardo pomeriggio autunnale. Baluginavano nel grigio scuro del cielo, lente e stanche. Più nessuno passeggiava per le straiole, che convergevano nella grande piazza lastricata, dove l’unico suono ancora udibile era lo sciabordare dell’acqua nella fontana di pietra.
Poco dopo, con passo lento, ecco che giunse una figura nascosta da un ampio mantello nero e spesso, che si gonfiava sulle gambe, mettendo in mostra un pastrano color della notte. Si sedette sugli scalini della fontana, brandendo una piccola chitarrina con la quale iniziò ad interpretare un paio di canzonette da fiera. Piano piano nelle case iniziarono ad accendersi dei lumi, occhi spalancati come quelli dei gufi, sbirciavano dalle finestre questo strano menestrello. La gente iniziò a riversarsi sulla piazza, ad ascoltare lo straniero, che ogni volta suonava un pezzo più triste e malinconico. Solo dopo un paio di ore, quando ormai la gente si divertiva come ad una festa del paese, lo straniero accennò a scoprire il volto, calando lentamente l’ampio cappuccio del mantello che lo nascondeva. La gente curiosa guardava in silenzio la pesante stoffa lasciare il posto ad un volto ovale, diafano, dagli occhi bui e strane decorazioni nere e gotiche, privo di bocca e di naso. Da dietro la maschera provenne una voce bassa e gentile,
<< “Oggi è il giorno in cui non possiamo continuare a sognare.” Datemi un’altra maschera e vi racconterò un’altra verità.>>
"Il reame del Tramonto - Il giullare oscuro", Lunaredhel.

sognato da theGeKo
Categories: foto, creazioni
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Imbottiscimi di menzogne, sgranate dal tuo sorriso sbieco e falso, contornato da quel trucco da Jester che incute timori in incubi notturni di bambole assassine. Lasciami correre in questo roseto cremisi, non pensare ai graffi che mi procurerò sulle braccia, non serviranno a nascondere quelli che porto nel cuore. Occultata e protetta nella dimora celata dalla bruma, creo stralci di piume nere e grigie per creare la scacchiera perfetta, dove muovere le mie pedine. Muse silenti suonano di violini una nenia incantata, portatrice del vento infetto, che macchia, che corrode, che dissimula in parole, ogni nero pensiero incoerente. Vorrei mordere questi morbidi petali, sporcarmi del loro dolce veleno, lasciare che ogni sensazione mi trafigga la pelle, rendendola gelida e spinosa. Ancora persa nel labirinto, creato da cespugli di rose; qua e là antiche statue marmoree prive d’arti contemplano in silenzio la mia mano tremante, mentre sgualcisce stracci di ricordi. Vorrei strapparmi gli occhi per dimenticarti e srotolare fuori dal petto il cuore per scordarti. Candida desidererei la neve, a coprire ogni momento reputato inutile, piccoli fiocchi inconsistenti al tocco, scendere e coprire il mio corpo, che ancora vaga tra i vicoletti di questo immenso labirinto. Bianco macchiato di rosso, dove immobili stanno gli occhi e il cuore, sventrati lentamente da abili mani. “Svegliatevi da questo torpore…”. E così che mi ritrovo nella mia camera, la solita finestra ad arco acuto leggermente dischiusa, che dà sul giardino…e più lontano il labirinto con la fontana scintillante in mezzo. E quelle rose…lì che mi attendono…creando false illusioni. Sogni che tramuteranno in realtà agonizzanti di dama morente.
sognato da theGeKo
Categories: creazioni, palazzo, schizzo
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Credo di sognare e mi pare di camminare tra le lapidi di un cimitero sconsacrato di notte…mentre dal cielo piovono lacrime nere, mi guardo attorno…sono tutte tombe di uomini a cui l’anima fu strappata dal Signore delle Tenebre…il mio respiro si congela in piccole nuvolette bianche che fluttuano verso l’alto, nella fredda notte invernale…i miei passi scricchiolano mentre si posano sui piccoli sassolini di ossidiana e rimbombano nell’assoluto silenzio, provocando un senso di ansia in me…tutt’attorno aleggia lo spirito del Signore delle Tenebre, non posso scacciarlo, perché ormai è parte di me; non posso ignorarlo, perché s’insinua nei miei pensieri…ho freddo…sento il respiro della Morte sulla mia diafana pelle che risplende sotto il cielo lugubre e le gocce nere e gelide…alzo le mani a coppa, come per raccogliere le lacrime che scendono e mi accorgo che sono sporche di sangue, che cola tra le dita, rosso, cupo, denso…dolce…allora alzo il viso verso il cielo, macchiando il mio volto di corruzione e i miei occhi, di un viola questa volta irreale, a causa della pioggia nera e delle ombre delle nuvole, si aprono…e solo ora capisco…le mie mani cercavano una croce, che non possono più toccare…guardo le lapidi, legate una all’altra da pesanti catene e penso alle loro anime, destinate all’eternità, legate tra loro anch’esse… piccole piume nere, vellutate si sollevano in aria, aiutate dalla leggera brezza, che profuma di putrefazione…assieme alla brezza giunge alle mie orecchie anche un lontano echeggiare di zoccoli…un cavaliere solitario dagli occhi azzurri e dai lunghi capelli biondi, si avvicina come se fosse appena uscito da una fiaba, assieme al suo cavallo bianco…lo fisso, girandomi di tre quarti, ma non lo guardo…intravedo solo una macchia troppo perfetta per essere vera…e proprio ora l’elegante cavallo s’impenna, il ritmo del galoppo si blocca e, oltre all’insistente brezza, l’unico rumore che rompe il silenzio è lo straziante nitrito dell’animale, mentre cade a terra…mi giro del tutto verso il centro della scena, sbattendo ripetutamente gli occhi, ma non ho immaginato nulla…il principe è a terra, vicino al cavallo, immobile…so che non devo avere paura, perché Lui aspetta solo questo…lo so e lo penso, mentre deglutisco rumorosamente…il vento si ferma improvvisamente e il silenzio si fa ancora più rumoroso del suo soffiare infuriato…il mio sguardo viola, freddo ed impenetrabile cela l’angoscia che provo nell’anima e l’ansia mi morde il cuore, mentre mi accorgo di essere rinchiusa in questo cimitero e di non poter più uscire da questa prigione senza morire…continuo ad aggirarmi intorno tra le stesse lapidi, giro, giro, giro…mi fermo improvvisamente e dinnanzi a me vedo la tomba più sinistra del cimitero…la fisso, così scura nella sua lapide di marmo nero e verde…una piccola incisione ormai rovinata dal tempo ed erosa dalla pioggia, ricorda la nascita di quel piccolo capolavoro di architettura…mi chino e scosto l’edera che nasconde metà della frase…strappo alcuni rami e alcune foglie e rimango impietrita…la mano ferma a mezz’aria, gli occhi spalancati come bocche affamate, il respiro si fa più veloce, questione di un istante e torno gelida a fissare le lettere che si susseguono e penso solo di cercare di rimanere integra, almeno nei miei più atroci incubi…mi giro, la pioggia ha steso il suo velo di lacrime attorno a questo cimitero che pare riverso nel tempo…la mia testa è più vuota di questo luogo, solo una frase mi passa nel cervello, scorre davanti ai miei occhi… “La prima stella della sera, l’ultima del mattino…” sì, sapevo a cosa si riferisse…quella piccola tomba…racchiudeva il corpo di Lucifero…il Signore delle Tenebre…fissavo la bellezza di quella tomba, senza più capire che cosa ci facessi lì, che cosa potevo fare…e soprattutto…Lui, Lucifero, il Signore delle Tenebre…era ancora in quella tomba…? Ancora non avevo finito di formularmi la domanda nella testa che una lunga e lugubre risata echeggiò alle mie spalle…mi girai di soprassalto e i miei occhi incontrarono la figura più bella che avessero mai visto…un “uomo” alto e dal portamento elegante era racchiuso come da un’aura nel suo lunghissimo mantello nero, eleganti pantaloni neri e una camicia di raso nera e inamidata in strane pieghe scolpivano il suo corpo…ma quello che più mi colpì furono i capelli…neri e lunghi, lisci, che cadevano sulle spalle…e i suoi occhi…grigi, profondi, mi fissavano facendomi salire brividi per la schiena…sospirai, alzando il volto, cercando di darmi un contegno e squadrandolo freddamente…ma Lui sapeva…conosceva il mio stato d’animo…glielo leggevo in faccia, sul suo sorriso beffardo, nei suoi lineamenti sottili, quasi femminei…le braccia tenute lunghe sui fianchi si chiudevano in mani grandi, forti, da artista e bianche, diafane come il volto…il tempo sembrava essersi fermato o forse il tempo non era ancora cominciato a scorrere, ticchettando ogni secondo lo scandire delle ore…la figura…Lui…Lucifero…mosse appena una mano e da dietro le mie spalle si alzò un vento caldo e gelido allo stesso tempo…i miei capelli neri e le vesti gotiche che portavo si muovevano all’impazzata coprendomi il volto e danzando alle mie caviglie…ma con un altro piccolo movimento della mano spazzò in lontananza il vento e io rimasi lì, immobile, senza poter scappare assieme all’aria nefasta…i capelli sul viso tornarono a decorare le mie spalle, senza che nemmeno io li sfiorassi con le dita…non sapevo più cosa fare…davanti avevo Lui, dietro
-Segui le vie del Male e divieni Belial…-
Guardo il Suo corpo, la sua imponenza e mi inginocchio a Lui…meglio vivere per l’eternità, piuttosto che morire in questo momento…Lucifero allora mi alza e mi marchia col segno di Lilith, mentre un’aura mistica m’avvolge, ma il mio nuovo aspetto non è poi molto diverso…una nuova donna, anzi un demone, col mio aspetto, alta, dai lunghi capelli neri, con occhi viola, vuoti e vacui… “a Sua immagine e somiglianza…” Lucifero mi abbraccia nel Suo mantello e mi morde le labbra, rendendomi immortale col Suo veleno…sorrido succhiando il labbro inferiore e notando che il Signore delle Tenebre, il mio Signore, già s’allontana…sul mio viso si disegna un sorriso beffardo e furbo…e nei miei occhi viola si tratteggia il Suo mondo…distante, in lontananza s’intravede una luce tenue, dolce e buona…dev’essere il Confine…il mio sorriso si fa maligno e decido di incamminarmi a spegnere quel Lume fastidioso…a Lucifero avrebbe fatto piacere…
…Così è nata una nuova Fenice Oscura…
sognato da theGeKo
Categories: creazioni, passatempo
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Persa dal tocco di gelide dita, la dama vaga in solitudine tra i sentieri che si inerpicano qui nell'Ade. Sentori di zolfo e ossidiana bruciata, come plastica grezza che si perde in rivoli neri e astratti di fumi incendiari. Sempre più lontani i suoni di violoncelli, granelli salvifici in via d'estinzione, suoni leggiadri di incantevole bellezza. Dietro le azalee di questo antico giardino, che questa dama muore lentamente, assaporando l'amaro della terra bagnata e bruciata da reali menzogne, costruite tra castelli di carte e dadi. Basta un soffio leggero per farle crollare. Così la dama è scivolata, cadendo da alte scalinate e librerie stipate di antichi volumi. Mai letti fino in fondo, forse. E così la dama ancora si trova accartocciata sotto questa siepe di azalee azzurre e viola, prive di profumo, silenti guardiane, che come ancelle ben addestrate non si scompongono di fronte alla Morte che attraversa il giardino con il passo selvatico e felpato di un gatto. “Eterno”…bassi sussurri, come un mantra leggendario, si susseguono infiniti, tra le rose e gli stagni. Carrozze incrinate sul ciglio del sentiero, inutili guerrieri salvatori, troppo presi alla ricerca del loro Graal personale. Allora “Addio”…ultimo sussurro di una dama morente…
sognato da theGeKo
Categories: creazioni, palazzo
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~ Oggi ~
Era l’alba, il sole occhieggiava ad est, mentre una luce limpida e chiara inondava il cielo, riflettendosi sulle onde calme e basse del mare. L’immensa distesa d’acqua pareva uno specchio dorato, mentre rifletteva il colore giallo-azzurro di quella mattinata d’inizio settembre. Scarlette passeggiava sul bagnasciuga, i pantaloni arrotolati fino al ginocchio e gli anfibi abbandonati un po’ più lontano, sulle dune da dove erano arrivati. Di fianco a lei, con le grandi ali nere, l’angelo. Passeggiavano tranquilli, lasciandosi accarezzare dalle onde più ostinate e godendo quell’aria leggera e pungente del mattino presto. Sul piccolo molo di legno, una dozzina di gabbiani ancora sonnecchiavano, sulle loro zampe arancio. Piano piano i primi raggi di quel sole non più così caldo si aprirono sulla spiaggia, inondando di brillantini le ali color petrolio dell’angelo e mettendo in evidenza la pelle ancora irritata, dove era stata incisa la grande “P” in stile gotico. Si soffermarono vicino ai piccoli scogli, che si impiantavano sovrani sul lato della baia, guardando il sole che saliva a disegnare l’ennesimo giorno, fingendo di essere attratti da quello spettacolo che ormai segnava le loro mattine da due mesi. Scarlette decise di rompere quel silenzio troppo denso e pesante e chiese <Quindi…devi proprio andare…?> L’angelo non la guardò in viso, continuò a fissare l’orizzonte, come se da questo dipendesse la sua vita e dopo un po’ parlò lentamente, come se stesse cercando le parole adatte da donare a quella ragazza che, per qualche strano motivo, gli aveva donato tutta se stessa. <Ormai è inutile che rimanga ancora qui. Non fa bene a me, come a te. In qualche modo ti sarò sempre accanto, ma questo non è il mio posto…> Scarlette annuì senza proferir parola e fissandolo senza realmente vederlo. Piano piano l’angelo si alzò in volo, puntando dritto verso il sole, senza nemmeno voltarsi verso la spiaggia.
Scarlette si svegliò di colpo, sgranando gli occhi e istintivamente portò la mano sulla sinistra, sollevata nel sentire il contatto con la fredda pelle del braccio dell’angelo e la morbidezza delle fitte piume delle ali. Era stato un incubo, nulla più. Eppure l’aveva colpita…era tutto così reale e concreto, da averla fatta sobbalzare nel letto. Si alzò piano a sedere sul letto, guardando il volto perfetto dell’angelo illuminato dalla Luna piena che inondava la stanza dall’ampio abbaino posto sul lato della mansarda che dava sulla Mole. Cercando di far meno rumore possibile, si mise le pantofole e si incamminò verso la cucina, per bere un bicchiere d’acqua. E se davvero prima o poi mi abbandonasse…? Questo in effetti non è il suo posto, non può quasi uscire di casa…Eppure Scarlette era convinta che, se lui era intenzionato ad abbandonarla prima o poi, gliene avrebbe parlato. Mentre risciacquava veloce il bicchiere, non riusciva a smettere di pensare al profilo fine e delicato dell’angelo, a come
Lascio a voi la possibilità di fantasticare e sognare sui due mesi trascorsi di mezzo. In fondo, la cosa più bella è immaginare a proprio piacimento. Io, come promesso a qualcuno, ho scritto la fine. Ma ognuno può scrivere la propria e tenerla stretta al suo cuore. Prometto solo che, prima o poi, terminerò un racconto con un lieto fine. Dolci sfarfallii a tutti voi...
sognato da theGeKo
Categories: angeli, creazioni
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~Due mesi prima~
Scarlette guidava tranquilla nel buio, un braccio allungato fuori dal finestrino, ad assorbire l’aria calda della notte, rifletteva argenteo la luce della luna, i capelli, lasciati sciolti, venivano scompigliati dall’aria. Vagava indifferente per le strade sterrate tra i campi, in compagnia solo delle note che squassavano la notte uscendo dalle casse ai lati; i bassi tartassavano l’abitacolo, mentre rifts di chitarra si susseguivano inerpicandosi tra i suoi pensieri. Rilassata sul sedile, con il braccio teso a impugnare il volante, Scarlette canticchiava distrattamente lyrics di canzoni mai dimenticate. Certo, sono proprio l’icona della tranquillità, questa notte, rise dentro di sé, ricordando una vecchia battuta e schiacciando un po’ di più il pedale destro, accelerando di colpo, alzando polvere e sabbia. Fu a quel punto che lo vide. Un fulmine a ciel sereno serpeggiò tra le stelle e si scagliò vicino ad un vecchio salice piangente. La sua luce divampò, scoppiò, si mosse come impazzita in tutte le direzioni, raggiungendo anche la sua macchina, travolgendola. Fu questione di un attimo, tutto tornò alla normalità, come se nulla fosse. Le alte piante di mais erano immobili, nell’afa di luglio, il bosco ai margini dei campi pareva tranquillo. Nessun suono si propagava, anche il disco, come uno scherzo del destino, era terminato. Eppure dentro di sé, Scarlette sentiva un enorme boato echeggiare sulle pareti del cuore, ancora tremante. Sconvolta girò la chiave nel quadro e aprì lentamente la portiera della macchina, scese e rimase un momento immobile, appoggiata al tettuccio con un braccio, per abituare gli occhi al buio, senza l’aiuto dei fari. Contemplò a lungo il salice: non c’era nulla o, perlomeno, non si notava nulla di particolare. Nemmeno una bruciatura, un accenno di focolaio, niente. Instabile sulle gambe ancora tremanti, iniziò ad avvicinarsi all’albero. In cuor suo sapeva di dover tornare verso il paese, anche in fretta, potendo, ma la curiosità era troppo forte. La terra secca smorzava il rumore dei passi e il silenzio della notte sembrava così denso da poterlo accarezzare con le punta delle dita. La forte luce della luna sugli ampi spazi dei campi la aiutavano a evitare i buchi e i rami più grossi e, nello stesso tempo, disegnavano conturbanti giochi di ombre. Ogni macchia sembrava raccapricciante, la semplice ombra di un masso, proiettata sul prato secco, sembrava un mostro, pronto a sbucare dai più terribili incubi infantili. Mano a mano che si avvicinava si rendeva conto di quello che aveva “depositato” il fulmine. Protetto dalle ampie fronde del salice, si nascondeva una specie di…catasta sembrava, piuttosto grande e questo prendeva sempre più le sembianze di un umano. Scarlette socchiuse gli occhi, cercando di capire se davvero si trattasse di un uomo, e soprattutto iniziò a chiedersi cosa ci potesse fare lì, in quel luogo sperduto e vuoto. No. Non poteva essere un uomo. Non lì. Non così. Non in questo momento. Stiamo impazzendo?! Vuoi vedere che ti sei sognata tutto?! Fulmine compreso! C’era qualcosa che non quadrava. Non poteva essere umano, era troppo pallido, la pelle nuda del petto luccicava troppo splendentemente sotto la luce della luna. Non era semplicemente pallido, era di più, come se fosse stato scolpito nell’alabastro. E poi…sulle spalle, che scendevano fino alle braccia, aveva come…due fagotti. Un viaggiatore…? Avvicinandosi lentamente, senza far troppo rumore, si accorse piano piano di cosa fosse. Non era possibile alcuna spiegazione razionale, probabilmente stava sognando e doveva semplicemente attendere con pazienza il suono della sveglia, ma, davanti a sé aveva…un angelo.sognato da theGeKo
Categories: angeli, creazioni
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"Ho respirato per l’ultima volta l’odore del giorno. Quel miscuglio di sapori che il caldo alza, la terra secca, la ghiaia bagnata, le foglie al sole, le strade trafficate da carrozze, le parole della gente. Tutto questo ha odore. Sono rimasta l'intero giorno sull'ampia terrazza a contemplare quello che non potrò più sentire. Perché stanotte lo perderò. La scelta è fatta. Avrei potuto affondare & riemergere, come un’alga secca; avrei potuto piegarmi & rialzarmi, come un umile giunco; avrei potuto accontentarmi di equilibrio & necessità, avrei potuto continuare ad essere una gentile principessa e una dama affettuosa. Invece. Ho scelto
Prologo de "Il reame del Tramonto - Il giullare oscuro", Lunaredhel.
sognato da theGeKo
Categories: creazioni
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Corro veloce, arrancando tra antichi tappeti persiani sgualciti e polverosi pavimenti di marmo. Non vedo dove sto andando, sbatto sugli stipiti e sulle mensole velate, senza nemmeno accorgermi del dolore. Non sento nulla. Solo queste sottili linee fresche e salate che lacerano le mie gote, fino a giungere sul mento, dove indugiano un attimo, prima di compiere il loro salto nel vuoto, come gocce argentate che tintillano sul pavimento. Non c'è più musica, soltanto acuti strilli, vivi solo nella mia mente. Salgo rapida lo scalone una volta tanto blasonato ed elegante, ora cupo, nero e rovinato; dalle finestre solo un immenso giardino, completamente all'abbandono, aiuole distrutte, stagni paludosi e acquitrinosi, siepi rovinate e alberi secchi e rachitici. Dove...sei...andato...? Sono nel corridoio del piano alto, la moquette è completamente intrisa...questo odore...Mi appoggio ad una parete, ansimando e cercando di respirare normalmente, nonostante il tanfo; quasi sto male, mi sento svenire e piano piano le forze mi abbandonano. Ma ci sei tu...lì in mezzo...quell'ammasso cicatriziale appoggiato alla carta da parati. E gli occhi scoppiano, le lacrime sgorgano ancora più insistenti, fissandoti, guardando quello che di te è rimasto. Avanzo con fatica per raggiungerti, incurante di sporcare la lunga veste, mi appoggio al muro con una mano, mentre crollo al tuo fianco, fissando il tuo viso cereo, eppure ancora così perfetto, dai lineamenti sottili; accarezzo i tuoi morbidi capelli ondulati, senza riuscire a fermare la mano, che appoggia dolcemente il tuo corpo sulle mie gambe rannicchiate e continuo ad accarezzarti, illudendomi che prima o poi i tuoi profondi occhi neri possano riaprirsi solo per me, sorridermi. Mi accascio piano piano al tuo fianco, piangendo lacrime amare e infinite, attendendo che una nuova era possa posarsi su questo mio palazzo...
sognato da theGeKo
Categories: amore, tristezza, creazioni, palazzo
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In questa sera bluastra vorrei poter tendere una mano a tutti i miei pensieri ed accompagnarli uno per uno nell'oblio del dimenticatoio.
In questa sera bluastra vorrei afferrare ogni minima delusione, tristezza, affanno, disperazione del mondo e chiuderla in un vaso.
In questa sera bluastra vorrei vedere tutte le persone a cui tengo sorridere per quello che la vita regala ogni giorno.
In questa sera bluastra vorrei riuscire a vedere un po' di grigio, in mezzo a tutto questo bianco e tutto questo nero.
In questa sera bluastra vorrei vedere piovere nel deserto che tanta gente ha messo al posto del cuore.
In questa sera bluastra vorrei poter vedere il mio atrio interiore risplendere di marmi e colonne e scalinate eleganti, al posto di questo luogo cupo e nero e polveroso.
In questa sera bluastra vorrei allargare le braccia e stringermi d'affetto.
In questa sera bluastra vorrei vedere concluso ogni minimo dubbio e ripensamento.
In questa sera bluastra vorrei poter dire che qualcosa di nuovo e bello è in arrivo.
In questa sera bluastra posso solo dirvi che ci sono cose che, anche se nascoste e all'apparenzo di poco conto, che mi fanno sentire felice.
sognato da theGeKo
Categories: poesia, nonsense, tristezza, creazioni, dolcezza, schizzo
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